Poco più di mezzo secolo è trascorso daquel 25 gennaio 1959nel quale GiovanniXXIII, papa da soli tre mesi, annunciava l’intenzione di convocare un Concilio Ecumenico per affrontare le nuove sfide poste dai tempi alla Chiesa. A distanza di mezzo secolo è doveroso porsi delle domande. Cos’è cambiato da allora nella Chiesa? Cos’ha significato per il popolo di Dio quel Concilio? È stato davvero, come alcuni sostengono, un momento di rottura con la storia precedente? Un rinnovamento radicale che cambiava la natura della Chiesa? Tenendo conto dell’insegnamento dei papi, da Giovanni XXIII a Benedetto XVI e leggendo con attenzione la storia della Chiesa in questo periodo, si deve dire che, no, non c’è stata rottura, ma si è verificato, questo sì, un grande progresso nella continuità. Le verità della fede si sviluppano non cambiando i propri contenuti, bensì restando se stessi. Questo vale anche per la missione della Chiesa: si sviluppa, matura scelte nuove, che non contraddicono, però, la linea di sempre. Novità, quindi, non rottura; sviluppo, non contraddizione. Possiamo allora domandarci: cos’ha sviluppato la Chiesa, a partire dalla testimonianza di fede e di umanità di Giovanni XXIII e dal Vaticano II? Possiamo dire che il grande progresso è stato quello di una Chiesa che, ascoltando sempre anzitutto la Parola di Dio, si è messa in ascolto attento e amoroso dell’uomo, aprendogli il cuore, la mente e le braccia. La Chiesa “madre e maestra” - secondo l’insegnamento di Giovanni XXIII - si è mostrata “maestra” che mentre insegna la Parola di Dio, sa farsi anche “discepola”della storia, nella quale scopre i “segni dei tempi”. Si è mostrata “madre” che sa essere, oltre che figlia di Dio, “figlia” della storia in cui è cresciuta. Di una storia amata, capita, accolta non per adeguarsi agli errori in essa presenti, ma per valorizzare il bene che lo Spirito Santo vi ha seminato. Senza rinunciare a correggere maternamente le distorsioni. Una Chiesa che cammina con l’uomo, che soffre con chi soffre e gioisce con chi è nella gioia. Questa Chiesa continua ad avere fiducia nell’uomo, nello Spirito di Dio Padre misericordioso. Guarda al futuro con speranza, fondata sulla fede nel Dio amore, che dà forza al suo anelito di carità. La Chiesa del Vaticano II, la Chiesa di Giovanni XXIII è, insomma, quella dell’11 ottobre 1962, per la quale “persino la luna si è affacciata a guardare questo spettacolo”, e che sa dire al mondo “date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa”.venerdì 10 giugno 2011
La Chiesa Maestra e Madre
Poco più di mezzo secolo è trascorso daquel 25 gennaio 1959nel quale GiovanniXXIII, papa da soli tre mesi, annunciava l’intenzione di convocare un Concilio Ecumenico per affrontare le nuove sfide poste dai tempi alla Chiesa. A distanza di mezzo secolo è doveroso porsi delle domande. Cos’è cambiato da allora nella Chiesa? Cos’ha significato per il popolo di Dio quel Concilio? È stato davvero, come alcuni sostengono, un momento di rottura con la storia precedente? Un rinnovamento radicale che cambiava la natura della Chiesa? Tenendo conto dell’insegnamento dei papi, da Giovanni XXIII a Benedetto XVI e leggendo con attenzione la storia della Chiesa in questo periodo, si deve dire che, no, non c’è stata rottura, ma si è verificato, questo sì, un grande progresso nella continuità. Le verità della fede si sviluppano non cambiando i propri contenuti, bensì restando se stessi. Questo vale anche per la missione della Chiesa: si sviluppa, matura scelte nuove, che non contraddicono, però, la linea di sempre. Novità, quindi, non rottura; sviluppo, non contraddizione. Possiamo allora domandarci: cos’ha sviluppato la Chiesa, a partire dalla testimonianza di fede e di umanità di Giovanni XXIII e dal Vaticano II? Possiamo dire che il grande progresso è stato quello di una Chiesa che, ascoltando sempre anzitutto la Parola di Dio, si è messa in ascolto attento e amoroso dell’uomo, aprendogli il cuore, la mente e le braccia. La Chiesa “madre e maestra” - secondo l’insegnamento di Giovanni XXIII - si è mostrata “maestra” che mentre insegna la Parola di Dio, sa farsi anche “discepola”della storia, nella quale scopre i “segni dei tempi”. Si è mostrata “madre” che sa essere, oltre che figlia di Dio, “figlia” della storia in cui è cresciuta. Di una storia amata, capita, accolta non per adeguarsi agli errori in essa presenti, ma per valorizzare il bene che lo Spirito Santo vi ha seminato. Senza rinunciare a correggere maternamente le distorsioni. Una Chiesa che cammina con l’uomo, che soffre con chi soffre e gioisce con chi è nella gioia. Questa Chiesa continua ad avere fiducia nell’uomo, nello Spirito di Dio Padre misericordioso. Guarda al futuro con speranza, fondata sulla fede nel Dio amore, che dà forza al suo anelito di carità. La Chiesa del Vaticano II, la Chiesa di Giovanni XXIII è, insomma, quella dell’11 ottobre 1962, per la quale “persino la luna si è affacciata a guardare questo spettacolo”, e che sa dire al mondo “date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa”.
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